La borsa

“Cazzo! Giuro che questa è l’ultima volta, non voglio più farlo, non posso più vivere così”, gli dico mentre a passi lenti lo raggiungo. “Muoviti! Monta dietro e togliamoci il pensiero, gli scrupoli a dopo, ora ci servono i soldi o la sai come andrà a finire”.  Mi urla dalla strada guardandosi intorno. Come un automa indosso il casco e salgo sul motorino, gli cingo la vita  e mi tengo pronta ad agire. Devo essere concentrata e rapida.  Questioni di minuti e ho tra le mani la borsa della donna, le sue grida nelle orecchie e poi la fuga nel traffico e il cuore che batte all’impazzata.  E’ finita! E’ finita! Continuo a ripetermi. “Dai, scendi qui, prendi i contanti e liberati del resto, ci troviamo al solito posto”.  La moto si allontana a tutta velocità, sono sola in una  via deserta, l’adrenalina scorre ancora  nelle mie mani tremanti. Apro la borsa,  svuoto il contenuto per terra, mi inginocchio e lo sparpaglio. Non mi piace curiosare tra gli oggetti delle mie vittime, non ci tengo a dar loro un’identità mi farebbe solo stare ancora più male e comunque qui  ci sono le solite cose: chiavi, occhiali da lettura, una cipria, fazzoletti di carta, un inalatore per l’asma, un disinfettante, una brochure sull’adozione a distanza, un portafoglio con i documenti e  pochi spiccioli. Niente cellulare e carte di credito.  Nella cerniera interna della tracolla  trovo una busta con scritto:  per Aisha e l’indirizzo di un paese lontano; all’interno ci sono cinquanta euro in biglietti da dieci e da cinque. Li metto in tasca e cerco ancora. Frugo nello scomparto interno dove c’è una foto, è l’immagine di una bambina con  la pelle scura, gli occhi grandi e rassegnati, le gambe lunghe e ossute, sui nove anni. Stringe tra le braccia  un peluche sporco e consumato, sullo sfondo ci sono  una costruzione fatiscente e  bambini mezzi nudi che giocano scalzi su un terreno sabbioso. Sul retro della foto c’è scritto: Aisha. Lo stesso nome a cui è indirizzata la busta. Merda! Quei soldi sono per lei. Rigiro la foto tra le dita, prendo tempo per pensare, ma quegli occhi sembrano guardare proprio me.  Non posso farle questo, non se mi è rimasto un briciolo di umanità. Se qualcuno mi avesse aiutata forse non sarei finita per strada, forse avrei avuto una possibilità. Ho scippato la borsa a una donna altruista e sensibile che voleva darti una possibilità. Mi sento uno schifo.   Rimetto il denaro nella busta e la richiudo. Andrà a destinazione.  Aisha è la mia possibilità.

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