Una meteora che ha lasciato il segno

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Mi hai trovata tu. Una fredda e assolata mattina di dicembre, ti sei presentata alla mia porta mentre uscivo in giardino intenzionata a sorseggiare il mio tè caldo seduta sulla sdraio dimenticata lì dall’estate. Eravamo andati in campagna per il weekend desiderosi di goderci qualche ora di relax nella pace della nostra casa immersa nell’incantevole paesaggio che offre il fiume d’inverno. Una meritata pausa dopo un periodo di intenso lavoro, per quei due giorni niente stress e pensieri, nessuna decisione e soprattutto niente sorprese.

E invece… eccoti qua, inaspettata e ipnotica mi guardavi con quel tuo musino furbo e gli occhi dolci, languidi,  quasi umani. Stavi seduta immobile davanti a me senza osare emettere alcun suono o lamento. Aspettavi orgogliosa e paziente che io facessi la prima mossa. Per un attimo ho pensato di allontanarti con il solo gesto di una mano invece d’istinto mi sono abbassata per accarezzarti, ho agito con lentezza per non spaventarti ma tu non avevi alcun timore di me e ti sei lasciata lisciare il morbido pelo bianco. Nella semplicità di quel mio gesto ho avvertito immediatamente una piacevole sensazione di benessere. Con cautela ti ho sollevata e tu mi hai lasciato fare.

Sorseggiavo la mia bevanda bollente mentre ti tenevo sul grembo e continuando ad accarezzarti osservavo il panorama e stavo bene. Anche tu sembravi a tuo agio in mia compagnia e ogni tanti mi osservavi inclinando la testa ed anche se gli animali non possono sorridere, sono sicura che tu in quel momento lo stavi facendo.

Ti ho offerto una scatoletta di tonno, non avevo altro per te. Hai gradito e a passi felpati sei entrata nella mia casa. Da quel momento sei stata l’ospite d’onore, la regina, a turno ci contendavamo la tua compagnia e la gioia di coccolarti davanti alla magia del fuoco scoppiettante del camino.

Ma tu avevi scelto me e mi cercavi con lo sguardo, seguivi ogni mio movimento ma eri troppo educata per sottrarti alle tenerezze degli altri componenti della famiglia. Eravamo tutti dell’opinione che tu fossi  molto giovane perchè eri vivace e giocherellona. Ma sul  sesso c’era qualche dubbio, non per me a dir la verità, il nome che avevo pensato per te lo diceva chiaramente: Lulù.

Era già domenica e qui il sole cala presto come pure la nebbia che sfuma i contorni delle cose fino ad inghiottirle. Dovevamo partire. Facemmo una veloce riunione familiare il cui unico punto all’ordine del giorno eri tu. Cosa farne di te, questo era il dilemma. Non conoscevamo nulla del tuo passato, se ci fosse stato qualcuno ad aspettarti? Come potevamo sradicarti dal tuo ambiente per portarti con noi in città a vivere in un appartamento. Potevamo essere così egoisti? No, non ce la sentimmo e così a malincuore ti mettemmo letteralmente alla porta, nel senso che ti presi e ti lasciai esattamente nello stesso posto dove mi avevi trovata. Tu, rassegnata, ci lasciasti andare.

Nei giorni a seguire pensai spesso a te, guardavo la tua foto e mi mancavi come non avrei mai immaginato potesse un gatto. Qualcosa mi diceva che ti avrei rivista e ho lasciato fare al destino la sua parte. Ma se fosse andata come speravo, allora non ti avrei più lasciata e saresti entrata ufficialmente nella nostra vita.

Con l’avvicinarsi del Natale che, come tradizione avremmo trascorso in campagna, le mie aspettative di ritrovarti, inconsciamente riaffiorarono.  Cercarti in giardino fu la prima cosa che feci non appena arrivammo, prima ancora di scaricare i bagagli, i regali e tutto quello che ci eravamo portati per quel lungo periodo di quasi isolamento dal mondo. Ma tu non c’eri, nè quel giorno e nemmeno i sucessivi tre. Quando ormai non ci speravo più… eccoti di nuovo alla mia porta.

Nessuna esitazione, ti presi e strinsi a me, ti baciai e accarezzai, ero felice di riaverti e ti consideravo il mio regalo più bello per questo Natale e speravo per i tanti che ne sarebbero seguiti. Non poteva essere un caso, eravamo destinate, ne ero certa.

Tu non eri cambiata, docile e affettuosa ti sei lasciata amare infilandoti in ogni spazio della nostra casa e delle nostre vite. Ubbidiente hai imparato le regole da rispettare e ad usare la lettiera, una gattina davvero intelligente.

Avvolta in una copertina ti tenevo stretta mentre in auto ti portavamo dalla veterinaria che ti trovò in ottima salute e confermò che il tuo nome era perfetto e che avevi circa sei mesi. Dopo aver fissato le date per le vaccinazioni e chiesto i dovuti consigli per il tuo benessere, avevamo già deciso che quella sarebbe stata la tua dottoressa perchè dopo aver saputo la nostra storia aveva sorriso sinceramente e ti aveva baciato la testina. E si era stupita dell’intesa tra noi dopo così poco tempo. Fiera di te e con il tuo libretto sanitario tra le mani andammo a fare compere. Trasportino, giochini vari, cibo, insomma tutto il necessario per farti stare bene e per ringraziarti della gioia che ci davi.

Era tutto perfetto, già ti immaginavo accanto a me sul divano mentre intenta a scrivere godevo della tua presenza e tu della mia.

A breve saremmo rientrati in città e ad amici e parenti avevo già comunicato che con noi ci saresti stata anche tu, ufficialmente una della famiglia.

Ieri ti lasciammo  a casa con la nonna e andammo a fare spese, altre cosine per la nostra Lulù, al rientro tutto cambiò in un attimo. Suonammo il campanello dell’ingresso che dà sulla strada del paese e quando la porta si aprì tu ci venisti incontro ignara che quel tuo agire avrebbe mutato il corso delle nostre vite. In quel preciso momento una donna che non avevo mai visto prima, passò di lì e notandoti gridò in tono di comando:”Lilli, ti cerco da giorni, vieni, andiamo a casa”. Avevo ancora i sacchetti nelle mani e il pensiero offuscato, riuscii a malapena a dire: “L’abbiamo tenuta da noi”. La sconosciuta mi dedicò un solo sguardo e un fugace grazie e senza aggiungere altro si allontanò sparendo nella nebbia e portandoti via mentre invano cercavi di divincolarti  come non ti avevo mai vista fare prima, volevi tornare da me, avresti scelto ancora una volta me.

Rientrata in casa, mollai sul pavimento le borse della spesa, mi abbandonai sul divano e ancora incredula, piansi.

Oggi sono qui a scrivere di te, del nostro breve incontro, mentre guardo fuori e consciamente ti aspetto per un ultimo saluto.

 

 

 

 

 

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