La sorpresa (Il sogno di Emma in pillole)

Finalmente arrivarono le attese vacanze natalizie, era l’ultimo giorno di lavoro, le consegne erano andate tutte a buon fine, grazie agli straordinari di Emma, le ragazze erano in fermento e facevano progetti.

“Tu che farai Anna?”, chiese Irma.

“Trascorrerò il Natale in famiglia ma udite, udite, il capodanno ho avuto il permesso di andare a una festa con il mio Edoardo, del resto siamo fidanzati già da un anno”.

“Beata te, anch’io ho avuto un invito, ma i miei non mi lasceranno accettare e così starò a casa, con quei rompiscatole dei miei fratellini che vorranno brindare a suon di urla e aranciata”, disse rammaricata Clara.

“Io andrò da mia cugina, quella di Roma, e ci andrò da sola, con il treno. Che emozione viaggiare!”, aggiunse Irma.

“E tu Emma che farai?”, chiesero in coro.

“Niente di particolare, resterò a casa a litigare con mia madre, ma avrò anche più tempo per papà. Magari andremo insieme a teatro, c’è uno spettacolo musicale che mi piacerebbe vedere, se il biglietto non costa molto ci sono buone possibilità. Certo se potessi andarci con un fidanzato sarebbe più romantico. Va beh! Ogni cosa a suo tempo, per ora va così”. La sua non era rassegnazione, ma elaborazione dei fatti con conseguente positiva accettazione.

Dal terrazzino arrivò la voce di Irma: “A proposito di possibili fidanzati, venite un po’ a vedere”. Nessuna se lo fece ripetere, in un attimo tutte la raggiunsero bramose di curiosità. Emma fu la prima ad affacciarsi e ciò che vide le accellerò il battito.

Lui era lì, appoggiato al muro dell’edificio, una gamba piegata rendeva la sua posizione più comoda, leggeva il giornale e sembrava aspettare qualcuno. Ma chi, se non lei.

“Emma, ma non è quello del vaso?”, chiese Anna.

“Sì, sì è lui”, rispose Clara. Tutte si voltarono verso Emma, che ancora non si era ripresa dalla sorpresa.

“Che fai? Non scendi?”, insistette Anna. Arrivò anche la signora Rosa, ad aumentare l’imbarazzo.

“Cosa succede qui?”.

“Guardi lei stessa, lo vede quel tizio la sotto? Quello del vaso, si ricorda?”, chiese Irma.

“Sì, sembra proprio lo stesso uomo. Oh! Non sarà venuto a chiedere i danni spero. Tu ne sai qualcosa Emma?”, domandò preoccupata.

Rispose ancora Irma: “Eccome se ne sa qualcosa, ma stia tranquilla si tratta di ben altro dei danni”. Questioni di…”.

“Va bene, ho capito, ho capito, cose personali, non voglio sapere nulla di più”, disse Rosa poco convinta.

“Ora però, tutte dentro e lasciate in pace Emma, d’accordo?”. La direttrice guardò la giovane e le strizzò l’occhio, era la prima volta che prendeva le parti di qualcuno così apertamente ed Emma, ne fu piacevolmente sorpresa.

Emma non poteva più aspettare, si sistemò i capelli ondulati, rinfrescò il trucco sulle labbra con un bel color fragola, si infilò il cappotto giallo senape e si diresse incontro al suo destino.

Non appena ebbe varcato il portone se lo trovò davanti, Andrea era elegante nel suo completo grigio antracite, la camicia azzurra e un cappotto nero. Le sembrò bellissimo, ma quegli occhi raccontavano un’altra storia.

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