La scoperta di Isabel (Via da lei)

“Dove diavolo ti sei cacciata?” strillò Isabel. “Stai certa che prima o poi ti troverò e allora rimpiangerai di essere nata!”.

La piccola se ne stava rannicchiata nel sottoscala, nascosta dietro una pila di vecchie riviste ammuffite e mai lette. Era lì, nell’oscurità, già da un po’, aveva tanta paura del buio ma non osava uscire allo scoperto. Aveva troppo timore di lei. Del resto non era la prima volta che era costrtta a sparire per non essere punita. Avrebbe atteso la notte, immobile, a stomaco vuoto e respirando appena. Forse, se avesse lasciato che Isabel si calmasse, se la sarebbe cavata con qualche ceffone; sempre meglio di quando prendeva la sua tenera carne per stringerla in una morsa infernale  che le lasciava dolorosi lividi  che nessuno avrebbe visto, perchè lei sapeva scegliere bene dove farle male.

 Nessuno doveva sapere.

Astrid era una bambina  minuta che dimostrava meno della sua età: aveva i capelli rossi, lunghi e sempre arruffati, bellissime ciglia chiare incorniciavano i grandi occhi verdi. Il viso, lentigginoso, spesso esibiva un’espressione triste.

Astrid aveva un handicap: era claudicante a causa di una malattia congenita all’anca.

La madre, Isabel, era sembrata fin da subito indifferente alla sorte della piccola che aveva appena dato alla luce.

Nonostante la tenera età, Astrid era una bambina forte e coraggiosa; non potendo fare affidamento su una madre affettuosa, aveva presto compreso come badare a se stessa.

 

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