Recensione a cura del Blog Letterario “Les fleurs du mal”

“Via da lei” di Roberta de Polo, Scatole Parlanti. A cura di Raffaella Francesca Carretto

Via da lei è un romanzo di narrativa che ci avvicina al difficile vissuto di Astrid, una ragazza che cresce con una visione del mondo genitoriale, e in particolare il rapporto madre-figlia, che trascende dal rapporto amorevole col proprio genitore, relegando gli affetti e le tenerezze solo ai ricordi mai sbiaditi di un padre presente e amorevole che muore prematuramente, mentre la figura materna risulta un’aspra realtà, capace di violenza e vessazioni e sofferenze.

La storia, scritta con un linguaggio semplice e pulito, è scorrevole e ha un ritmo incalzante, se pure in certi momenti fatica a decollare, forse perchè ricca di descrizioni che sono certamente utili a contestualizzare la storia, ma a volte ci si dilunga troppo, mentre il lettore cerca subito di capire le dinamiche più avvincenti. Certo è che si riscontra una mirevole delicatezza nella narrazione che tende ad avvicinare il lettore e a sensibilizzarlo verso quelle che sono le vicissitudini più coinvolgenti della storia di Astrid; l’autrice ci dà il quadro generale di un rapporto malato, fatto di cattiverie e dolore, che influenzano, negli anni, il vissuto di una bambina le cui uniche colpe sono quelle di esser stata tanto desiderata da un padre che amava alla follia la sua donna, ma che forse non aveva compreso quanto fosse delicato e fragile il suo profilo psicologico nei confronti della maternità. Importante punto focale del libro è infatti l’incapacità di Isabel di essere madre; la figura materna tal quale, in Isabel è quasi inesistente, mentre la donna è quasi carnefice della figlia.

Da questo primo abbozzo già ci si fa un’idea di come le figure delle protagoniste siano fragili e complesse allo stesso tempo, e come gli equilibri di un sano rapporto genitore-figlio siano inesistenti, e caratterizzati esclusivamente da soprusi.

Nel prosieguo ci si rende conto di un percorso di crescita di Astrid, che riesce a ritrovare se stessa, se pure ancora abbia in sé pesanti segni di carenze e mancanze affettive; eppure, riesce a creare un suo presente, anche se non completamente scevro dai condizionamenti dell’infanzia, ma è certamente più consapevole.

Astrid era fiera di sè, non si sentiva più una vittima, era la protagonista della sua vita

Parallelamente ad Astrid, anche Isabel ha un suo percorso di vita che le consente di cambiare, evolversi e sviluppare, dopo aver scoperto di nuovo l’amore, quel senso di maternità che in precedenza non aveva. Inizia così anche per Isabel un percorso, in cui manifesta quella sensibilità di mamma a cui forse precedentemente non era pronta.

..il destino ora mi offre la possibilità di dimostrare che posso anch’io essere una buona madre e giuro, giuro che lo sarò; ho conosciuto l’amore, quello vero, quello che fa stare bene, che completa e non toglie nulla. Ce la farò, ce la farò..

Le due protagoniste vivono le loro vite in parallelo, senza sfiorarsi mai.. eppure il destino a volte fa degli strani giochi, e madre e figlia forse hanno la possibilità di incrociare le loro strade.. ma non voglio raccontare oltre le dinamiche di questo viaggio nelle vite dei protagonisti; un viaggio che ha tanti momenti, una storia che lascia un senso di inadeguatezza e di sconforto, ma che sa anche dare speranza e avvicinare con dolcezza tutti i protagonisti, entrando in punta di piedi nelle loro storie, vivendone tormenti, fragilità ed emozioni

Con questo romanzo, Roberta De Polo ci avvicina a una storia non semplice, e che dà la possibilità al lettore di approcciarsi a una narrazione importante, forte, se pure a tratti fredda, quasi a rappresentare lucidamente quei momenti forti e crudeli di una vita familiare non sana per una bambina, ma descritti in modo da non traumatizzare il lettore, che però resta affascinato da ciascun personaggio, in grado di dare molto di sé, di raccontarsi, a volte col contagocce, altre sciorinando i propri tormenti e le proprie emozioni sino a far risultare forse troppo affrettata, nel contesto e nel racconto, l’evoluzione delle dinamiche della storia.

Un racconto di vita che viene descritto con forza e coinvolgimento e che dà al lettore la possibilità di immergersi nelle dinamiche di tanti trascorsi. Storie che lasciano il segno nel cuore, come un graffio che forse non guarirà mai. Storie che forse hanno un senso e una ragione …

E raccontandole in modo meticoloso, l’autrice ha dato la possibilità di avvicinare ogni istante del vissuto di Astrid, di sua madre Isabel, di Alex, e di tutti gli altri protagonisti principali e secondari, rendendoli mai banali nelle loro espressioni, sempre carichi invece di quei sentimenti che rendono il racconto caro al lettore, anche se ammetto che in certe pagine ho trovato forse troppo buonismo, soprattutto se rapportato all’odierna società, che ammetto oggigiorno è caratterizzata da quel finto buonismo e finto perbenismo che rendono gli animi diffidenti.

Tornando alla nostra storia, Astrid impara sin da piccola a leggere l’odio negli occhi di sua madre, il disprezzo e la mancanza di amore nei suoi confronti; la mamma, figura che per un bambino rappresenta l’essere al di sopra di tutto, per Astrid è solo Isabel, una donna che preferisce dare amore a un gattino randagio, piuttosto che al “sangue del suo sangue”.

Astrid riscopre la felicità e la gioia accanto al suo amico Alex, un ragazzino di pochi anni più grande di lei, che conosce durante una sua piccola fuga dagli orrori della sua quotidianità. E diventano amici.

Entrambi trovano giovamento da questa amicizia, Astrid ha un amico, può essere spensierata e felice come tutti gli altri bambini, Alex vince la sua timidezza e socializza con la nuova amica; il loro rapporto è forte, e cresce nel tempo, anche quando la madre di Astrid decide di allontanarsi insieme alla bambina dalla città in cui ha vissuto col marito, e ricominciare una nuova vita. Ma anche per Astrid arriva questa possibilità, un nuovo inizio, una nuova vita, e questo grazie ad Alex.

La sua nuova vita non è semplice, ma Astrid comprende quale sia il suo posto nel mondo, e indirizza le sue scelte di vita in modo da realizzarle, verso quello che sarà il suo futuro, reale, tangibile felice e soddisfacente. Le vicissitudini e gli incontri che la condurranno a concretizzare desideri e aspirazioni..e forse le daranno anche modo di riflettere e far pace col passato, chissà.

Astrid è un personaggio segnato nel profondo, eppure ha in sé la forza di credere nelle sue capacità, di dar voce alle sue ribellioni e di vincere i suoi fantasmi, se pure ancora questi abbiano un forte ascendente.

Tutte le nostre storie sono accomunate dal desiderio di essere amati. Dietro ai sorrisi c’è così tanto dolore che è meglio non pensarci. Nei loro sguardi mi specchio e vedo quello che sono e non mi piace: non voglio più essere una vittime, devo riuscire a dimenticare per ricominciare.

A segnare Astrid è l’amore, a prescindere verso chi sia rivolto (e verosimilmente questo vale anche per gli altri protagonisti). Astrid ha sempre avuto bisogno di amore. E gli affetti che ha vissuto sono stati importanti promotori della sua rinascita, insieme alla sua grande forza di volontà e alle sue capacità.

Una storia forte di sofferenza ma soprattutto di speranza e rinascita.. importanti per chiudere un cerchio.

Veniamo al mondo senza colpa, poi gli eventi della vita ci cambiano.. [..] Ci troviamo a dover fare delle scelte e non sempre facciamo quelle giuste.

..ho cercato ovunque amore e sguardi affettuosi.

Mi sono sempre sentita viva a metà e quante volte avrei voluto annientarmi, dissolvermi nel nulla insieme al mio dolore. Ma altrettante volte , [..] , mi sono aggrappata ancora di più alla vita. Ho cercato di costruirne una nuova su misura per me.

Una storia di rinascita quindi, che lascia al lettore molti spunti di riflessione.

A chi sarà incuriosito e lo sceglierà, buona lettura!

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